L’Aquila, 17 anni dopo il sisma: la città che ricostruisce case e comunità
A diciassette anni dal terremoto del 2009, L’Aquila è ancora una città in cantiere, ma i numeri raccontano un progresso reale. Circa il 70% degli edifici privati del centro storico ha ormai ricevuto i finanziamenti approvati, il 91% degli edifici pubblici è di nuovo agibile e 120 delle 132 scuole della provincia hanno riaperto le porte. Oltre 16.000 unità abitative sono state restituite ai residenti (fonte: L’Aquila Blog).
Resta però una città che ha perso tra il 12 e il 15% della sua popolazione dal 2009, scendendo sotto i 70.000 abitanti, e circa 6.000 persone vivono ancora nei “new town” nati come sistemazioni temporanee. I tempi burocratici restano un ostacolo concreto: l’approvazione media di un progetto richiede 18 mesi.
In questo scenario, la provincia dell’Aquila è oggi quella con la più alta incidenza di residenti stranieri in tutto l’Abruzzo: 27.128 persone, pari al 9,46% della popolazione, secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2025 (fonte: L’Aquila Blog).
Le comunità più numerose arrivano da Romania, Marocco, Albania, Nord Macedonia e Ucraina, e si concentrano soprattutto nella Marsica e nell’Aquilano.
Non è un caso isolato: secondo la Cgil, la presenza migrante rappresenta oggi “una risposta parziale al declino demografico” delle aree interne, con una popolazione straniera molto più giovane di quella nativa.
Per chi arriva da fuori, L’Aquila è quindi una città doppia: da un lato la fatica quotidiana di una ricostruzione mai del tutto conclusa, dall’altro un ateneo con circa 25.000 studenti, un tessuto associativo attivo e, da quest’anno, un nuovo punto di riferimento con lo sportello Obiettivo Inclusione! di USCLA presso la Casa del Volontariato.
